Dal 1400 al '700

Poiché all’inizio del ‘400 il cassero di Serraia subì gravi danni da parte dei senesi durante le operazioni militare contro il ribelle Ugo de’ Rossi, a seguito di queste distruzioni, il governo di Siena permise allo Spedale di Santa Maria della Scala di costruire, congiungendo l’antico palazzo imperiale con il mastio del Poggio, la torre più importante del castello, un nuovo cassero chiuso, in grado di custodire ingenti quantità di grano, olio, vino che in certi momenti potevano tornare utili alla Repubblica senese. 

Mentre da una parte l’Ospedale di Santa Maria della Scala estendeva la sua autorità oltre che all’interno del castello anche e soprattutto nelle campagne circostanti, dall’altra, nel paese, sin dai primi anni del 1200, si era venuto formando un piccolo comune, cioè una organizzazione politica, finanziaria, amministrativa che non dipendeva più dall’impero o dal feudatario. Non bisogna pensare però che tale comunità fosse autonoma, anzi era ben lontano dal trovarsi nella posizione di ente sovrano in quanto estremamente dipendente dal comune di Siena che sorvegliava l’operato del comune rurale delle Serre esigendo che esso fosse conforme allo statuto e agli interessi economici e militari di Siena stessa.

La vita dei Serrigiani era regolata allora da uno statuto, un piccolo codice civile e misto dove si elencavano minutamente i doveri dei governanti e dei governati nonché le pene previste per i tra- sgressori. Gli abitanti delle Serre vivevano allora poveramente. Obbligati ad un ossequio formale per la Chiesa, dovevano osservarne il rigore dei precetti che imponevano loro di partecipare alla vita religiosa e soprattutto alle cerimonie che ne costituivano l’aspetto esteriore. Dal punto di vista economico una certa libertà esisteva solo per i grossi proprietari terrieri, che però erano vessati dal Magistrati della Grascia di Siena; invece per le piccole attività commerciali la mancanza di libertà era pressoché assoluta.

< La vita della gente comune era misera e ai limiti della sussistenza e l’attività di gran lunga prevalente era l’agricoltura.

Il Castello delle Serre seguì le vicende di Siena nella buona e nella cattiva sorte, subendo gravi danni durante la famosa guerra del 1555-1559, che segnò la ne della Repubblica e il passaggio della città e del suo territorio sotto il dominio mediceo.

Durante il periodo granducale, mentre Siena perdeva la sua libertà, si accentuò ulteriormente l’assoggettamento dei piccoli comuni rurali che la libertà l’avevano perduta da secoli, nella sostanza se non nella forma. >Diversamente da ciò che successe presso altri piccoli comuni rurali, non vi fu un grande calo della produzione agricola per la positiva presenza della Grancia che controllava la maggior parte dei terreni della corte; un’ altra porzione notevole dei terreni da coltivare era invece di proprietà della famiglia Gori Martini; il rimanente apparteneva agli enti pii, il cui numero è incredibile in un piccolo paese come il nostro: Ospedale dei Poveri di San Bartolomeo, la Fraternita, la Compagnia del Rosario, di Santa Croce, di Sant’Elisabetta, di San Rocco, di Santa Caterina da Siena, la Commenda di Santo Stefano, la Commenda di Malta.

Agli abitanti del luogo non restavano che terreni piccolissimi e di scarso valore. Anche le attività artigianali erano limitate. In quest’atmosfera di stagnazione è da rilevare solo una maggiore importanza data nel XVII –XVIII secolo all’allevamento del bestiame e l’introduzione dell’allevamento del baco da seta. In questa situazione di immobilismo arrivarono gli Spagnoli. Si sapeva che la linea maschile di casa Medici era destinata ad estinguersi data l’impossibilità per Giangastone di avere figli. Il padre Cosimo III e i notabili fiorentini avrebbero voluto che a decidere della successione fosse il senato cittadino ma prevalse l’opinione che essendo il granducato un feudo imperiale spettasse all’imperatore Carlo VI concedere l’investitura a un nuovo granduca: l’imperatore scelse don Carlos, figlio di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese.
Alla morte di Cosimo III, a garanzia della successione di Don Carlos, 6000 soldati spagnoli occuparono alcune piazzeforti della Toscana. Nell’autunno del 1731 le truppe spagnole incominciaro-no ad affluire in Toscana e fra le piazzeforti occupate ci fu anche il castello delle Serre. Poi, in seguito alla guerra di successione polacca, sul finire del 1733 Don Carlos s’impadronì del regno di Napoli e, non potendo pretendere anche la Toscana, fu deciso che il nuovo granduca sarebbe stato Francesco Stefano di Lorena che avrebbe sposato l’erede al trono imperiale Maria Teresa. Giangastone poté solo ottenere che il trono di Toscana fosse tenuto separato da quello d’Austria. Il futuro Granduca di Toscana sarebbe stato il secondogenito della coppia imperiale, cioè il grande Pietro Leopoldo. Le riforme della dinastia lorenese si abbatterono come una grandinata anche sulle Serre.
L’azione riformatrice si manifestò essenzialmente nel campo economico e nel campo della manomorta ecclesiastica e degli enti pii. Ci fu una assai più ampia libertà di commercio e d’importazione e di esportazione dei prodotti, ma per impedire l’accrescersi delle proprietà immobiliari degli enti pii, si stabilirono le vendite dei beni di alcuni di questi enti mentre si soppressero quelli ritenuti inutili.

In seguito a tali leggi venne soppresso l’Ospedale dei Poveri di San Bartolomeo, sorte simile toccò alla Fraternita di Santa Maria e infine alla Grancia dello Spedale di Santa Maria della Scala, il cui immenso patrimonio subì una notevole frammentazione anche se i beni più sostanziosi furono 

La riforma che Pietro Leopoldo attuò nel campo amministrativo pose a capo di ogni Comune un Gonfaloniere assistito da priori scelti a sorte tra i possidenti e da un Consiglio Generale composto anche da capifamiglia contadini e artigiani.

Nel 1777 il governo granducale soppresse i comuni minori e i comunelli, sottomettendoli all’amministrazione del comune vicino più grande. Fu così che il comune delle Serre, che in quel momento aveva meno abitanti del vicino paese di Rapolano, fu soppresso e sottomesso al comune vicino, con grave scontento dei cittadini serrigiani. La riforma avrebbe provocato un danno economico e demogra con grandissimo al nostro paese, che avrebbe fatto la fine di Armaiolo o Poggio Santa Cecilia, se nella seconda metà dell’800 le locali cave di travertino non avessero costituito il polmone economico di tutto il nostro distretto.