Il 1800

Nell’800 i criteri economici adottati da Ferdinando III di Lorena prima e da Leopoldo II poi portarono ad effetti positivi in campo tributario ed economico: furono tolte le immunità scali di nobili, clero ed enti pii realizzando con il nuovo catasto un formidabile strumento di eguaglianza scale. Alle Serre i terreni, da cui si ricavava il necessario per vivere, erano divisi fra grandi, medi, piccoli proprietari e ovunque il bosco era la voce più forte, cosa che non deve meravigliare per un’epoca in cui legna e carbone erano l’unica fonte di energia.

 

Nell’800 i criteri economici adottati da Ferdinando III di Lorena prima e da Leopoldo II poi portarono ad effetti positivi in campo tributario ed economico: furono tolte le immunità scali di nobili, clero ed enti pii realizzando con il nuovo catasto un formidabile strumento di eguaglianza scale. Alle Serre i terreni, da cui si ricavava il necessario per vivere, erano divisi fra grandi, medi, piccoli proprietari e ovunque il bosco era la voce più forte, cosa che non deve meravigliare per un’epoca in cui legna e carbone erano l’unica fonte di energia.

Fra i grandi proprietari vi erano prima di tutto i Gori Martini, poi la famiglia D’Elci, la famiglia Franceschini, i Gabrielli, i Testi, i Pini. A parte queste sei famiglie di gente ricca e benestante, gli altri proprietari erano possidenti modestissimi, che avevano una casa e qualche terra da cui ricavavano rendite insigni canti.

La categoria più numerosa degli abitanti era quella dei contadini, ma vi erano anche numerosi braccianti e zappaterra. Secondo un documento rinvenuto nell’archivio della Misericordia risalente agli anni 70 dell’800 all’interno del paese vi erano 16 calzolai, che come secondo mestiere facevano i barbieri, 4 sarti, 3 falegnami, 4 fabbri, 1 fornaio, 3 fornaciai, 2 vasai, 7 muratori, 18 scalpellini e 2 picconieri, 2 barrocciai, 3 casottieri (custodi di cantoniera ferroviaria), 4 stradini, 1 casiere, 3 caporali, 1 guardia campestre, 8 bottegai, 1 caffettiere, 1 locandiere. Le ultime attività testimoniano un minimo di vitalità e di movimento sia di paesani che di gente forestiera. Non mancavano naturalmente i parroci, il medico chirurgo e il farmacista.

L’unità d’Italia favorì, con la conseguente richiesta di materiali da costruzione, lo sviluppo dell’in- dustria locale dell’escavazione e della lavorazione del travertino, così che molti zappaterra si trasformarono in scalpellini.
All’interno del paese la vita scorreva attorno a due associazioni che furono caratteristiche e vitali per tutto l’800: la Compagnia di Santa Caterina da Siena, poi trasformatasi in Misericordia, e la società Filarmonica.

Dal punto di vista sociale la Compagnia aveva svolto anche in epoche precedenti un ruolo assai importante. Nata per opere di carità oltre che di culto dalla fusione e soppressione volontaria della Confraternite di San Rocco e di Sant’Elisabetta, gestiva le più importanti feste e cerimonie religiose e forniva anche il maestro di scuola. Continuò a far ciò fino alla ne del secolo, dopo molti anni dalla legge Casati (1859) ed anche dalla legge Coppino(1877).

Dopo l’unità d’Italia, e soprattutto dopo la legge sulle opere pie del 1862, ispirata al principio liberale della distinzione tra Stato e Chiesa, per evitare una eventuale soppressione della Compagnia, ci si attivò per la sua trasformazione in Misericordia, cosa che si completò nel 1882 grazie al decisivo contributo dell’avvocato Venustiano Gori Martini.

Della società Filarmonica parleremo nel paragrafo successivo: ripercorrendo la sua storia, cercheremo di rappresentare il quadro di vita paesana che caratterizzò le Serre per circa un secolo: dal 1849 agli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Fu proprio questa guerra che determinò cambiamenti radicali nel mondo intero ed anche, naturalmente, nel nostro paese, la cui vita per tanti secoli era rimasta sostanzialmente sempre uguale soprattutto per i meno abbienti.