La Filarmonica e Filodrammatica

Nell’800 i criteri economici adottati da Ferdinando III di Lorena prima e da Leopoldo II poi portarono ad effetti positivi in campo tributario ed economico: furono tolte le immunità scali di nobili, clero ed enti pii realizzando con il nuovo catasto un formidabile strumento di eguaglianza scale. Alle Serre i terreni, da cui si ricavava il necessario per vivere, erano divisi fra grandi, medi, piccoli proprietari e ovunque il bosco era la voce più forte, cosa che non deve meravigliare per un’epoca in cui legna e carbone erano l’unica fonte di energia.

Poiché fu il cavaliere Federigo Gori Martini a portare, con la Filarmonica e la Filodrammatica, una ventata di novità nel mondo serrigiano, è necessario dire qualche parola sulla sua famiglia che, dopo le riforme leopoldine, prese in pratica nel paese il posto che era stato dell’Ospedale di Santa Maria della Scala.

Federigo Gori Martini era il secondogenito di Cesare Antonino e Elisabetta Pitti Gaddi. Era stato proprio il padre ad acquistare dieci poderi e diversi fabbricati (Tinaione - Capannone dei fieni - Granaione) all’epoca della vendita della Grancia. La famiglia abitava a Firenze in un grande palazzo in via Sant’Egidio, all’angolo di via della Pergola, e veniva alle Serre a passare le vacanze, soggiornandovi anche per tre mesi di seguito.

Le vicende politiche in Toscana alla ne del’700 costrinsero Cesare Antonino, non ben visto dai Francesi, a ritirarsi alle Serre dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Morì il 17 agosto 1803 lasciando tre gli: Margherita di 12 anni, Federigo di 8 e Gaspero di 6.
Cinque anni dopo, la moglie passò a seconde nozze con il sig. Emilio Poggi. Margherita visse a Firenze in casa col suo tutore prima di sposarsi con Ugolino Tommasi; Federigo e Gaspero passarono invece la giovinezza nel Collegio Tolomei di Siena, dal quale uscirono rispettivamente a 24 e a 22 anni.

Gaspero si trasferì a Firenze e visse in questa città e nella fattoria del Poggiale presso Empoli, Federigo invece preferì le Serre dove visse sin da giovane curando l’amministrazione dei propri beni. Nel 1829 sposò Elena Castellani di Sinalunga dalla quale ebbe nove gli di cui due morirono all’età di pochi mesi. I gli maschi dopo la scuola elementare furono inviati in collegio a Castiglion Fiorentino, la femmina So a studiò a Siena dalle suore di San Girolamo.

Tutti furono avviati allo studio della musica e del teatro con grande soddisfazione del padre che amava le cose belle.
E proprio dal cavaliere Federigo, ambizioso, attaccato al paese, appassionato di musica fu fondata nel 1849 la Società Filarmonica Serrigiana, con lo scopo di sottrarre molti giovani all’ozio e alla noia, di farli divertire, di affinare la loro sensibilità e di arricchire nel contempo con la banda la vita sociale dei paesani.

Il cavaliere Federigo, pur di far decollare la nuova società, non esitò ad anticipare forti somme, ad intervenire personalmente per gli strumenti indispensabili alla banda, a fornire vitto e alloggio al maestro di musica, ma dobbiamo anche sottolineare che, se l’associazione poté decollare e reggere per molti anni, lo si dovette anche alla passione e al sacri cio di molti giovani e delle loro famiglie, alcune delle quali erano poverissime.

Erano previste regole severe non solo durante le prove e le uscite ma addirittura durante le assemblee in cui si discuteva l’andamento e la disciplina del gruppo. Se si contravveniva alle regole fissate, se senza giustificazioni ci si assentava dalle prove ordinarie e straordinarie, si era multati. Gli strumenti musicali venivano assegnati a ciascun bandista dalla società tenendo conto di varie opportunità e delle attitudini. Gli strumenti a colpo erano acquistati dalla società mentre quelli a fiato venivano procurati e mantenuti dal socio che ne faceva un uso secondo l’assegnazione, tuttavia il socio non poteva liberamente disporre dello strumento che restava a disposizione. Le entrate della filarmonica erano costituite dai contributi dei soci, dalle multe, dal ricavato delle recite teatrali a cui una fanfara della banda era tenuta a partecipare e, dopo che la nostra banda ebbe acquistato una certa fama, dalle uscite nei paesi vicini.

La banda acquistò col tempo una certa fama e capitava che fosse chiamata a prestare servizio nei paesi vicini: a Montisi, a Modanella alla festa del Perdono, ad Asciano alla processione del Gesù Morto.
I bandisti erano naturalmente dotati di uniformi, che non sappiamo come fossero ma a cui tutti tenevano moltissimo. Disponevano di un gibernino da portare alla cintura e in testa avevano un chepì con nappina e coccarda tricolore.
Nel 1857 passò per la strada del Sentino per tornare a Roma dopo un viaggio in Toscana papa Pio IX. Il cavaliere Federigo ottenne che il ponte ce si fermasse alla chiesa di Montauto dove, oltre che da signori, paesani e contadini, fu accolto dalla nostra banda, che nel 186i si recò anche alla stazione di Rapolano a salutare i gli di Vittorio Emanuele II che passavano di lì.

Nel gennaio del 1860 morì improvvisamente il cavaliere Federigo e divenne presidente delle Filarmonica il glio Dante. La filarmonica entrò in crisi profonda e per 16 anni cessò ogni attività bandistica. Si ricostituì dopo 16 anni, e prese in mano la situazione un altro figlio del cavaliere Federigo: l’avvocato Venustiano, uomo autorevole e pratico che propose una rifondazione della Filarmonica, così che nel 1880 fu approvato un nuovo statuto che essenzialmente codi cava norme approvate nel tempo. Erano ammesse alla banda anche le donne ma nessuna mai si presentò. Il Consiglio Direttivo assumeva il Maestro di Musica, ne fissava il compenso, ammetteva nuovi elementi, ne espelleva gli indegni, assegnava gli strumenti ai bandisti. Divise e strumenti dovevano essere procurati e mantenuti dagli allievi, in realtà molti strumenti vennero concessi in uso dai gli del cavaliere Federigo, che li avevano ottenuti in eredità dal padre. Le uscite obbligatorie erano Capodanno, il giorno della nascita del Re, Domenica delle Palme, Pasqua, prima domenica di maggio, Corpus Domini, Festa dello Statuto (prima domenica di giugno). Si suonavano marce militari, patriottiche, religiose, inni nazionali, e sinfonie. Gli autori più suonati erano Verdi,Rossini, Donizzetti, Auber, Strauss, Mayerber. Fino agli anni 90 i concerti venivano fatti in Piazza Centrale ma nel 1893 la Banda suonò in Piazza Nuova, poi chiamata Piazza Alta e nel 1897 denominata Piazza XX settembre. Dopo che l’avvocato Venustiano si dimise da presidente per ragioni di salute, assunse la carica il fratello Girolamo. Il vivaio e l’alimento del corpo bandistico era la scuola di musica a cui contribuiva il Comune con un consistente sussidio, ma c’era un vero e proprio esame condotto sul program- ma scelto dal Maestro delle Serre ma ad opera di due maestri esterni, uno per il Comune e uno per la Società. Nel 1893 fu approvato un nuovo statuto che come al solito codi cava essenzialmente le novità intervenute col passare degli anni.

Quanto ai maestri di musica, se ne succedettero diversi, tutti provenienti da fuori e piuttosto costosi ma alla ne tanti anni di insegnamento e di disciplina musicale produssero i loro frutti e nel 1910 assunse la direzione della banda un serrigiano, che pur non avendo fatto studi regolari, aveva un’innata capacità e si mostrava padrone del campo: Omero Castellani. Morì di morte improvvisa alla ne del 19I6, ma il figlio Ranieri, comunemente chiamato Romeo, ne prese non molto tempo dopo il posto, dirigendo la banda con bravura e competenza no al suo scioglimento, avvenuto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

Quanto alla Filodrammatica, esisteva già alle Serre, alla ne del 1700, un’attività teatrale gestita da una compagnia di dilettanti del posto, chiamata Società Filodrammatica o dei Dilettanti Comici. Gli spettacoli si svolgevano nella “solita stanza” e si rappresentavano le commedie del Goldoni e i drammi Sacri con il consenso delle competenti autorità senesi.

Fu il cavaliere Federigo a far edificare nello stanzone un piccolo teatro, dove si chiamavano a re- citare compagnie di prosa e si organizzavano spettacoli vari, veglioni mascherati e feste da ballo. Ogni evento era naturalmente accompagnato da una fanfara composta dai migliori elementi della banda. Fu Federigo che promosse la costituzione della lodrammatica e le aprì il teatrino senza che però ci fosse un regolamento statutario.

Nel 1887 i filodrammatici si dettero uno statuto analogo a quello della Filarmonica e fu nominato segretario il maestro di scuola Arnolfo Sforazzini, che era anche segretario della Filarmonica e della Misericordia.
Tutta la documentazione della Filodrammatica è andata perduta tranne due fogli di verbali disavvedutamente dimenticati dallo Sforazzini fra i verbali della Filarmonica.

Dopo la seconda guerra mondiale venne posto ne alla artificiosa distinzione fra Filarmonica e Filodrammatica che si fusero insieme nell’ unica Società Filarmonica – Drammatica Giuseppe Verdi.